Un P2P più veloce di BitTorrent?

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Roma – Alcuni scienziati americani hanno presentato ieri un nuovo sistema di ricerca delle fonti sulle reti peer-to-peer, capace in condizioni ideali di migliorare la velocità di download fino a cinque volte: non sarà necessario riprogettare da zero gli attuali protocolli di eMule o BitTorrent, bensì limitarsi ad includere questo nuovo meccanismo nelle prossime versioni dei rispettivi client.

I padri di questa piccola rivoluzione si chiamano Michael Kaminsky (ricercatore presso i laboratori Intel di Pittsburgh) e David G. Andersen (professore di informatica presso il prestigioso istituto Carnegie Mellon).

Il nome del nuovo sistema di indicizzazione è SET (Similarity-Enhanced Transfer) ed è stato presentato al quarto convegno sulla Progettazione e Realizzazione di Sistemi in Rete, che si terrà a Cambridge (Massachusset) fino al prossimo venerdì.

Secondo Andersen “in un certo senso, la promessa del P2P è stata più grande della realtà”: sebbene la diffusione di protocolli come eDonkey abbia semplificato e velocizzato il trasferimento dei dati, molto spesso la carenza di fonti, unita ad una ridotta banda in upload, causa un drastico rallentamento. Grazie a SET, le fonti disponibili crescono notevolmente migliorando le prestazioni: il peso dell’ upload viene ulteriormente diviso tra i computer collegati alla rete e l’utente finale vede crescere la velocità di download.

Gli studiosi sono partiti dalla considerazione che molto spesso i materiali condivisi sulle reti P2P differiscono solo per alcuni dettagli, come il nome del file o alcuni tag che indicano l’autore del brano. Anche i pacchetti software di differenti versioni spesso si differenziano soltanto per pochi byte: perché dunque non sfruttare le parti in comune per aumentarne la disponibilità?

Grazie a questo sistema è possibile sfruttare i frammenti simili di due file che presentano lo stesso video con audio differenti (come i film in lingua originale e doppiati), allargando la base di potenziali fonti a cui attingere. Le stime preliminari parlano di un incremento attorno al 30 per cento per il download dei video e di oltre il 70 per un file MP3: i test si sono svolti con client modificati sulle attuali reti P2P.

Il nuovo protocollo funziona in maniera molto simile a BitTorrent: l’archivio originale viene suddiviso in tanti piccoli frammenti, 64.000 da 16 kilobyte nel caso di un file da 1 gigabyte. Quando viene fatta richiesta per ciascuno di essi, il sistema inizia la ricerca di un frammento con caratteristiche simili.

Per questa operazione viene impiegata una tecnica detta handprinting, attraverso la creazione di un campione che viene confrontato con il contenuto del materiale che mostra qualche somiglianza con quello cercato: qualcosa di molto simile a quanto accade nelle ricerche per raggruppamento (clustering search) o negli algoritmi per l’identificazione della posta spazzatura (SPAM). Se la verifica va a buon fine, il frammento viene scaricato ed in seguito assemblato agli altri per ricostruire il file originale.

SET è stato pensato per essere donato alla comunità: i suoi creatori si augurano che possa venire presto implementato nelle attuali reti P2P e nei nuovi servizi per la distribuzione del materiale online. Nelle intenzioni dei due ricercatori ci sarebbe il tentativo di migliorare lo scambio delle pubblicazioni accademiche.

Sebbene la presentazione sia avvenuta solo da poche ore, non mancano i commenti sulla nuova tecnologia: non c’è dubbio che il P2P sia un settore in crescita, ed ogni innovazione in questo settore viene accolta con entusiasmo dai suoi sostenitori.

Harry Fuller sulle pagine di CNET è molto più diretto su quelle che, secondo lui, potranno essere invece le applicazioni di SET: un nuovo protocollo che consenta di aumentare le fonti disponibili per il download sulle reti P2P è senz’altro manna dal cielo per tutti coloro che le utilizzano per scambiarsi illegalmente materiale protetto.

Scritto da Luca Annunziata

Fonte Punto-Informatico.it

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Una Risposta to “Un P2P più veloce di BitTorrent?”

  1. Fx Says:

    Thanks for the link.
    I’m not sure I understand what it said but I’ve posted an update to that article here.

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