RIAA tenta di manovrare gli ISP

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La RIAA è di nuovo sul piede di guerra, ma questa volta la strategia è diversa. Secondo Ray Beckerman, avvocato che si occupa di difendere utenti P2P, la nuova idea dell’industria musicale è quella di coinvolgere direttamente gli ISP nella caccia ai “malfattori” del peer-to-peer. Lo confermerebbe la lettera spedita ai vari provider statunitensi firmata dal Consigliere Generale della RIAA Steve Marks.

Contiene una richiesta di cooperazione per l’identificazione degli sharer che le major ritengono abusivi, per l’archiviazione di file di log e per un maggiore impegno nelle operazioni di comunicazione con la stessa RIAA e i clienti coinvolti dalle indagini.

Da tempo il braccio armato della RIAA, MediaSentry, scandaglia le reti P2P per individuare gli indirizzi IP che operano in violazione delle norme sul copyright.

Analizzando il contenuto delle cartelle condivise, procede poi con il coinvolgimento delle major discografiche interessate dagli abusi. A quel punto viene depositata in tribunale una denuncia contro ignoti. Il Giudice, in seguito, concede la subpoena che permette di obbligare gli ISP a fornire tutti i dati correlati all’indirizzo IP “incriminato”.

La denuncia verso ignoti decade, ed ecco partire quella intestata ad un comune cittadino.

Beckerman, analizzando la lettera, ha rilevato che RIAA intende ora velocizzare il suo processo di persecuzione. Gli ISP, anziché collaborare solo sotto subpoena, dovrebbero darsi da fare prima, trasformandosi in intermediari privilegiati fra le major e gli indiziati.

Nei sogni di RIAA, gli ISP dovrebbero comunicare ai clienti “pizzicati” dall’industria tutte le informazioni del caso e informarli dei rischi provocati da un eventuale processo. Seguendo questo iter, gli utenti potranno ricevere un forte sconto per chiudere il caso prima ancora di arrivare in tribunale.

Per la RIAA, uno dei problemi più grandi è proprio quello delle comunicazioni errate rilasciate dagli ISP agli utenti. “In ogni avviso, sia nel caso di denuncia contro ignoti che contro persone identificate, è fondamentale che si evitino informazioni errate o fuorvianti” si legge sulla lettera recapitata ai provider. “Si dovrebbe utilizzare, quindi, un modello realizzato ed approvato dalla RIAA”.

Questo modello pre-stampato è quanto mai intimidatorio perché non solo sottolinea il fatto che la Recording Industry Association of America ha richiesto all’ISP di archiviare i dati riguardanti l’utente, ma anche che ha intenzione di sporgere denuncia. Ovviamente viene fatto riferimento anche all’utilizzo della subpoena. Di fatto, commentano in molti, l’utente si ritrova con le spalle al muro e senza alcuna indicazione sui suoi diritti. La lettera poi si conclude con la richiesta di contattare i legali della RIAA per un accordo.

Per funzionare adeguatamente, il giochino ha bisogno della massima precisione e collaborazione da parte degli ISP. Una soluzione veloce che permetterebbe, secondo RIAA, di far risparmiare agli utenti almeno mille dollari – questo lo sconticino – a patto che gli ISP collaborino e archivino i file di log per almeno 180 giorni. Un tempo sufficiente per depositare la denuncia e procedere con la subpoena se il sospettato non volesse collaborare.

L’ultima rivelazione riguarda la creazione di un sito, denominato www.p2plawsuits.com, che in futuro dovrebbe consentire agli utenti sotto scacco di accedere a tutte le informazioni riguardanti le cause intentate.

Un bell’articolo sulla vicenda è stato pubblicato da Ars Technica

Scritto da Dario D’Elia

Fonte Punto-Informatico.it

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